Ernesto Milanesi, 17.07.2018, “Il Manifesto”
Strage senza Fine. Alla Cimolai di Pordenone era già successo nel 2011 Triveneto in testa per infortuni
Una manifestazione per la sicurezza sul lavoro
© Foto LaPresse
Schiacciato
da una lastra di metallo: è morto sul colpo ieri mattina nel reparto torneria
della Cimolai a Roveredo in Piano (Pordenone) un operaio di 53 anni. Sciopero
immediato, mentre gli ispettori del lavoro e i carabinieri devono accertare le
responsabilità.
A giugno 2017, per la morte di Roberto Pillon, 52 anni, avvenuta sei anni prima
erano stati condannati (pene sospese con la condizionale) il responsabile della
Cimolai Giancarlo Spagnol, il capo reparto Massimo Cozzarin e il responsabile
dell’officina Avio Botti.
A Nord Est si muore, sempre, di lavoro. Come Sergiu Todita, 40 anni, sposato,
una figlia di 13 anni: l’operaio moldavo è spirato all’ospedale di Cesena un
mese dopo l’incidente alle Acciaierie Venete di Padova. La «siviera» con 90
tonnellate di acciaio fuso domenica 13 maggio si era rovesciata a terra
all’interno dello stabilimento di Riviera Francia, ustionando quattro lavoratori.
E la scia di sangue non si è mai fermata con un tragico bollettino che
riproduce le condizioni della sicurezza all’epoca del Jobs Act. I dati
statistici dell’Inail aggiornati al 30 aprile sono più che eloquenti: il Nord
Est spicca a livello nazionale per numero di morti sul lavoro in base
all’indice di incidenza sul numero di occupati. Un triste primato che costringe
in particolare la Fiom Cgil a rilanciare l’allarme: «Ogni giorno e a ogni ora
del giorno arrivano notizie in cui c’è qualcuno che muore o s’invalida o che
avrà ripercussioni a causa del lavoro – sottolinea Loris Scarpa, segretario
generale della Fiom di Padova -. Il mondo delle imprese giace in un silenzio
incredibile dal quale esce solo per proteggere realtà come i voucher e la
precarietà. Ci lascia esterrefatti: ci dice che anche nel 2018, noi e le
imprese viviamo su mondi diversi. Come sindacato non possiamo non notare il
silenzio di Confindustria e del mondo imprenditoriale. È arrivato il momento di
mettere in calendario prioritariamente uno sciopero generale di tutto il mondo
del lavoro perché per qualsiasi governo al primo posto ci devono essere il
lavoro e il come si vive in Italia».
L’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering contabilizza in
dettaglio l’emergenza: in Veneto 21 morti su 2.051.552 occupati; altri 8 in
Friuli Venezia Giulia su 495.550 lavoratori; infine due morti anche in Trentino
Alto Adige, dove sono censiti 477.166 addetti. Le statistiche restituiscono
anche un altro dato di tutta evidenza, perché nei primi quattro mesi dell’anno
sono stati 33 i lavoratori stranieri deceduti su un totale di 190 incidenti
mortali nei luoghi di lavoro. Di più: sono stati ben 66 i decessi nella fascia
d’età compresa fra i 55 e i 64 anni d’età, per effetto anche della legge Fornero
sulle pensioni.
Ma non va dimenticato il “censimento” iniziato nel 2008 dall’Osservatorio
indipendente di Bologna: «Il 2017 si è concluso con 1.029 decessi (1.018 casi
registrati nel 2016), di cui 283 in itinere e 746 in occasione di lavoro.
Soffermandosi su questi ultimi, appare significativo evidenziare che la
situazione rispetto al 2016 è invariata: si segnala un’irrisoria diminuzione
dello 0.4%», si legge nel sito Internet dell’associazione. Per quanto
riguarda il Veneto, arriva poi la conferma che sono le province di Verona e
Treviso quelle con il più alto tasso di mortalità nel lavoro. E si aggiunge un
ulteriore campanello d’allarme che viene dal settore primario dell’economia
italiana: «Sono già 89 gli agricoltori schiacciati dal trattore nel 2018. Nel
2017 sono morti schiacciati dal trattore 139 agricoltori, ma occorre
aggiungerne tanti altri che sono morti per essere stati trasportati a bordo
(anche bambini) oppure per le strade a causa di incidenti provocati da questo
mezzo», segnala l’Osservatorio di Bologna che su questo tema conduce da tempo
una vera e propria campagna nei confronti di governo e parlamento.
A livello europeo, le statistiche ufficiali risalgono al 2014: 3.739 incidenti
mortali sul lavoro più altri 3 milioni e 176 mila senza conseguenze estreme. Il
tasso di incidenti mortali nella Ue era di poco inferiore a 2 decessi ogni 100
mila lavoratori, mentre in Italia era di poco superiore. Olanda, Grecia,
Finlandia, Gran Bretagna e Svezia avevano un tasso inferiore a 1. Va peggio a
est: in Romania più di 5 morti e più di 4 in Lituania, Lettonia e Bulgaria.
La “strage del lavoro”, comunque, è un’emergenza. Inail certifica 635.433
denunce d’infortunio nel 2017 con 58.129 riguardanti le malattie professionali.
E Franco Bettoni, presidente dell’Associazione nazionale fra lavoratori
mutilati e invalidi del lavoro, allarga le braccia sconsolato: «Sono stanco. I
drammi si vedono dopo e la cosa peggiore è che ci dimentichiamo di queste
persone. Penso alle famiglie che hanno perso per sempre un padre, un figlio o
un marito. Morti perché erano andati a lavorare. L’unico modo per uscirne è
responsabilizzare tutti. Dobbiamo combattere per questo. Noi e voi della
stampa, insieme».